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Anno: 2014
 
    L'APPRENDISTA STREGONE E LO STATO ISLAMICO
 
Milano, agosto - Ora che tutti in Occidente non fanno altro che parlare di orrore di fronte alle azioni dello Stato islamico, adesso che Barack Obama lo definisce un "cancro" e ci si mobilita per fronteggiare orde di tagliagole di ritorno dalla macelleria siriano-irachena, viene in mente il presidente siriano Bashar al Assad che più di una volta in questi ultimi tre anni ha ammonito i regimi sostenitori del terrorismo nel suo Paese a prepararsi ad affrontare molto presto lo stesso fenomeno all'interno dei propri confini. Del resto, i talebani ed al Qaeda non sono forse nati in un modo molto simile in Afghanistan, grazie all'appoggio della Casa Bianca e del principe Turki al Faisal, capo dell'intelligence saudita dell'epoca, per combattere l'Armata Rossa prima, ancorare il Paese nella sfera americano-saudita dopo e schierarlo contro l'Iran alla fine? Alla fine si sono resi autonomi. Lo Stato islamico in Iraq e nel Levante con il suo califfo Abu Baqr al Baghdadi è un déjà vu. Non ha dato alcun fastidio all'Occidente fino a quando si è "limitato" a sgozzare i soldati dell'esercito regolare siriano oppure a terrorizzare la popolazione fedele alle autorità di Damasco. Il suo compito in Siria era però terminato. Il tentativo di rovesciare con la violenza il governo legittimo siriano è fallito e il gruppo è tornato là dove era nato, in Iraq, con il contributo di fanatici islamici, dei servizi statunitensi e giordano e di elementi del regime di Saddam Hussein. Il suo obiettivo era e rimane triplice, ma così articolato che è difficile immaginare possa essere il frutto della mente di al Baghdadi. Primo: destabilizzare il governo centrale iracheno per impedire un ulteriore avvicinamento verso Teheran e Damasco, facendo cadere quel primo ministro Nouri al Malki che tante volte negli ultimi mesi ha denunciato le ingerenze negli affari interni iracheni da parte di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, guarda caso gli stessi che hanno seminato il terrore in Siria. Secondo: offrire al mondo l'opportunità di rafforzare i curdi, soprattutto militarmente, in modo che possano staccarsi definitivamente da Baghdad. Armare i curdi adesso significa lavorare per frantumare il Paese. Terzo: terrorizzare i cristiani tanto da indurli ad abbandonare la regione per cercare rifugio tra l'Europa e il Nord America. Molti Paesi sono pronti ad accoglierli anche se non ne parlano pubblicamente. I cristiani in Medio Oriente sono un'élite con un forte sentimento nazionale che ha dato parecchio filo da torcere ai colonizzatori. Riuscire ad allontanarli significa abbandonare masse poco scolarizzate alla mercé di avventurieri e califfi. La redazione di Arabmonitor
 
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