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Anno: 2013
 
    AGGREDIRE LA SIRIA SIGNIFICA AGGREDIRE L'ALLEANZA DI CUI FA PARTE
 

Milano, settembre - Ci vuole molto candore per pensare che gli Stati Uniti e la Francia intendono colpire la Siria per ragioni umanitarie o di sicurezza nazionale, come vuole la narrativa franco-americana.

Le guerre di aggressione senza fondamento vengono condotte dagli anni Novanta in poi, dalla fine della Guerra fredda, sulla base di menzogne e falsità che a volte sono nascoste sotto le insegne dell’ingerenza umanitaria - mai espressione così nobile ha nascosto tanta ignominia -, oppure sono camuffate come lotta contro inesistenti armi di distruzione di massa o al terrorismo, laddove terrorismo significa lotta contro coloro che non accettano la dittatura universale di Washington.

La favola di Barack Obama che vuole porre un freno a Bashar al Assad, perché non infierisca con armi chimiche contro la popolazione civile siriana è tanto ingenua da considerare l’opinione pubblica una massa di sprovveduti.

La ragione dell’eventuale intervento è in realtà squisitamente militare. L’aggressione deve creare un equilibrio militare sul terreno per arrivare ad una conferenza di pace sulla Siria, quella che viene chiamata Ginevra due, con l’esercito regolare siriano notevolmente indebolito e i banditi antigovernativi assistiti dall’Occidente più forti.

Non si vuole abbattere il governo siriano in questa fase, perché l’amministrazione Obama è perfettamente consapevole che se questo avvenisse il Paese finirebbe nelle mani delle legioni di terroristi tagliagole giunti da ogni angolo del pianeta, i quali sono la vera punta di diamante di quella rivolta che l’Occidente si ostina a chiamare popolare, pur sapendo di mentire.

L’obiettivo è di azzoppare lo Stato siriano per andare a Ginevra e dettare le condizioni di resa al presidente Bashar al Assad, con seduti di fronte alla sua delegazione i figuri di quella banda chiamata Esercito libero siriano (il vero responsabile dell’uso di armi chimiche il 21 agosto scorso alla periferia di Damasco), manovrato adesso in tutto e per tutto dai servizi di intelligence dell’Arabia Saudita, che ne ha rilevato la guida da Turchia e Qatar, su istruzione americana e che in prospettiva dovrebbe rimuovere dalla scena siriana, in una sorta di resa dei conti finale, le orde estremiste islamiche.

Il ricorso alle armi chimiche è un piano saudita accolto dagli Stati Uniti a crimine compiuto proprio, perché è stata compresa l’opportunità che offriva, quella di aggredire la Siria e ridimensionare l’esercito siriano in forte avanzata negli ultimi mesi. Il rischio, ora, dipende da cosa Washington voglia distruggere in Siria, perché sembra evidente che Obama sia costretto a fare qualcosa per non rendersi ridicolo, dopo tante dichiarazioni roboanti.

La Siria è parte di un’alleanza e la stessa alleanza potrebbe essere costretta ad entrare nel conflitto, a seconda delle scelte statunitensi. Non è un caso che il sottosegretario per gli Affari politici dell’Onu Jeffrey Feltman si sia recato pochi giorni fa a Teheran, trattandosi di un ex alto funzionario del Dipartimento di Stato, uno dei più ottusi diplomatici americani che abbia frequentato il Medio Oriente in tempi recenti. Feltman ha voluto scoprire cosa la Repubblica islamica si riservasse di fare in caso di aggressione Usa alla Siria.

La guerra limitata nel tempo a sessanta giorni, prorogabili per altri trenta (come si è espressa una commissione del Senato di Washington) non è una strada realistica, perché equivale alla guerra totale - sessanta giorni sono un’infinità - e comporta il rischio della rappresaglia totale. Se così fosse, il conflitto raggiungerebbe la Palestina occupata, la Giordania, il tumore saudita e le altre monarchie prive di legittimità popolare del Golfo Persico.

C’è anche da chiedersi cosa potrebbe succedere se un lanciamissili americano nel Mediterraneo venisse colpito e gravemente danneggiato con numerose vittime (azione che sarebbe assolutamente legittima in risposta ad un’aggressione) oppure se aerei statunitensi e francesi, che violano lo spazio aereo siriano, venissero abbattuti ed i piloti catturati?

Le navi militari russe schierate nel Mediterraneo orientale sono presenti per monitorare ogni mossa americana. Se è vero quello che ha detto Vladimir Putin, che la Russia sarà al fianco della Siria se aggredita, significa che i russi forniranno a Damasco tutte le informazioni possibili, perché essa sia in grado di fronteggiare gli aggressori.

Inoltre, va ricordato che la guerra condotta da Tel Aviv ai danni del Libano nell’estate 2006 ha evidenziato quanto sia cresciuta la tecnologia militare iraniana. Se allora Tel Aviv stessa e la centrale nucleare di Dimona sono state risparmiate, lo si deve non alla mancanza di strumenti per colpirle, ma al sangue freddo e alla moderazione della Resistenza libanese. Adesso, a quella tecnologia iraniana, in costante avanzamento, potrebbe far ricorso anche la Siria.

La redazione di Arabmonitor

 
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